Tosi Bruno

Pittore, Mosaicista

Tosi Bruno

UN PERCORSO ARTISTICO SENZA TEMPO di Stefano Ciccone
Dalla rivista Effetto Arte diretto da Paolo Levi

Guardando gli occhi di Bruno Tosi, nella luce soffusa del suo studio, tra una tavolozza ed una cornice rovesciata, accompagnati da un dolce sottofondo musicale, si capisce di avere di fronte un artista dotato di grande profondità emotiva, alla ricerca di una continua evoluzione artistica, iniziata alla fine degli anni cinquanta, ed oggi non ancora terminata. Bruno Tosi muove i primi passi guardando e studiando l’impressionismo francese, passando per l’Espressionismo fino alla Bauhaus, percorrendo i vari sentieri evolutivi dell’arte fino all’Informale passando dal Mac-Artk all’Iperrealismo concettuale, fino all’attuale Sperimentalismo Concettuale e la Paintingart.
L’arte di Bruno Tosi nasce dalle sue percezioni: l’occhio si posa su un dettaglio, un battito d’ala, una figura, un semplice gesto, ai quali, inconsciamente, si attribuisce un significato. Tramite la fonte ispiratrice della sua sensibilità quel significato suscita l’emozione e quindi l’impulso creativo. Ascoltando Wagner, vedendo un film di Bergman, o leggendo un verso di Shakespeare, musica, memoria visiva e parole poetiche diventano l’amalgama di cui è fatta la sua interiorità. E tutto questo poi si traduce in arte. La purezza d’animo dell’artista lo rende anche particolarmente sensibile verso quella parte del mondo costituita dai poveri, dai diseredati, dagli emarginati, da chi vive una vita solo di sofferenza.
Così i protagonisti delle tele di Bruno Tosi sono spesso narrazioni di una vita ingenerosa, sono “les misérables”, le vittime della fame e della guerra che sventolano bandiera bianca, una composizione drammatica di uomini e bambini dai tratti orientali, che portano i segni della disperazione, con un’evidente allusione alle guerre. La grande maestria nella scelta dei colori di Bruno Tosi deriva dalla sua capacità di adattarli alle sue narrazioni visive: così il rosso può essere drammatico su una tunica sanguinante, o dolce se posato lieve su petali di rosa.
Il bianco può invece rappresentare il gelo del silenzio, ma anche l’ovattata custodia di un ricordo, mentre il nero amalgamato spesso con il blu di Prussia, non è solo il colore del dramma e del lutto ma segna soprattutto il contrasto emotivo. Se avvertimenti come quello di Goya, il sonno della ragione genera mostri, o quella celebre di Pasolini che nel 1971 definiva la televisione mezzo di massa che non può che alienarci e sacrificarci, hanno influenzato fortemente l’artista, così i messaggi che risuonano alti e chiari dalle sue opere, trovano rispondenza nell’anima di chi ad esse si accosta.
Perché all’anima non si sfugge, e in quella di Tosi c’è la sintesi perfetta dell’uomo e dell’artista, sempre pronto in questa sua duplice identità a sporsi, a dare battaglia, a dare significato e impegno al suo stesso operare. I suoi quadri sono i suoi pensieri più profondi, rappresentano le sue certezze, i suoi dubbi, la sua consapevolezza di un dovere da compiere. Ma rappresentano anche il suo orgoglio, quindi la gelosa difesa che oppone a chi non vuole vedere e capire.


Il giudizio critico di ArteinWeb

L’arte di Bruno Tosi è un collage luminoso, un insieme di tecniche e colori, che si dipana sulle storture del mondo contemporaneo come una lente d’ingrandimento rivolta sull’attimo. Un’evoluzione stilistica la sua, che si muove dagli anni cinquanta e arriva ai giorni nostri. Una commistione d’immagini che ricordano i colori Pop della Factory, con la classica impostazione plastica e bidimensionale delle tonalità che ricoprono gli uomini e le donne astraendoli in emozione. Un espressionismo concettuale il suo, che trae origine dall’arte classica rinascimentale e muta in un iperrealismo profondo. Un ritorno alla forma più pura dell’esperienza gestaltiana che incontra i temi della percezione e dell’esperienza. In una quadratura pittorica formale che si muove sulla tela e svela allo spettatore la ricerca stilistica e personale portata avanti dall’artista stesso. Quello di Bruno è uno spaccato sull’Universo uomo. Una visione umanista del vivere che porta in scena, omaggiandoli, frammenti e personaggi ai margini della società.

Quella di Tosi è vera e propria poesia visiva, una rappresentazione materiale, digitale e profonda di ciò che il pittore vuole stigmatizzare.

E’ proprio il contrasto tra ciò che è visibile e ciò che non lo è che crea negli occhi di chi guarda una sensazione di estraniazione dal mondo circostante. Una trascendenza dell’essere, che rimane nell’immanenza delle entità materiali, in una forma metafisica dell’emozione, che circonda e abbraccia lo sguardo.

Dott. Christian Humouda

Le opere

Critiche e recensioni

TOSI NEL MONDO DEGLI UOMINI - Monografia

Se guardi Tosi in volto hai la sorpresa di trovarti davanti un fauno o un uomo trasognato. Ha gli occhi sempre sorridenti per nascondere una macerazione di sogni triturati in un frantoio senza fondo e proprio qui cominci ad avere un avvertimento che la sua pittura sarà tutt’altro che l’implacabile paesaggio tra cielo e mare o il fantastico rincorrere d’incubi tra il rosso e nero. Con quel viso costantemente tra il sorpreso e lo stupefatto e la voce suadente, con il galantonismo di un artista che non osa chiederti neanche di fermarti a guadare la sua fatica, Tosi quando prende la matita per il disegno o i colori per dipingere si scopre un uomo di temperamento e di battaglia. Questa la prima notazione. E’ il grido soffocato, anzi il lamento silenzioso lontano e vicino dell’uomo che lo assedia dal cervello al cuore, che gli intride i sentimenti e la fantasia, che lo turba e lo costringe ad una ricerca senza fiato perché è all’uomo cui vuole parlare e non in tono consolatorio, ma per dirgli la sua pietà, ma per mettersi al suo fianco e battersi insieme. Tutta questa angoscia per la sorte dell’uomo, Tosi l’ha rimediata dentro dopo avere imparato la tecnica, anzi la bravura di essere pittore. Dopo essersi reso conto che poteva fare anche quadri che piacessero a chi, appendoli alle pareti di casa, vuole evadere attraverso i colori e le dipinte fantasie. Cui è il suo merito principale: la rinuncia al facile, all’effetto, persino al gusto rispettabile, persino alla necessità che anche l’artista ha sempre e ciò di vendere, di ricavare perché il quotidiano della vita si batte contro le sue necessità e i suoi doveri. Tosi è un pittore che si butta invece a capofitto a scontrarsi con le idee. E tutto, colori, geometrie, forma, contenuto, sono presi in questo vortice. Questo lo porta a tentativi diversi tal volta anche strani, persino irrisolti ma in tutte le sue prove è indiscutibile la sua tensione, il suo rigore morale e la luce che investe oggetti e figure è cosi alta da testimoniare sempre un segno della sua facilità di realizzare. Naturalmente la cultura di cui Tosi si nutre e sopratutto la sua presenza e partecipazione d’un uomo ai fatti del mondo gli da e gli toglie come accade sempre quanto sei vivo negli ingorghi della vita, nei quali districarsi è difficile se non voi restartene da parte ignorando o giudicando dall’alto. Ed ecco allora che i tempi che Tosi si propone nelle sue pitture t’impegnano ad un accordo a non lasciarti distrarre, a non credere all’esotismo, alla tentazione insolente, all’eclettismo di forme e contenuti che sembrano gridare ad ogni angolo dove sono sorti anche troppi pittori che giocano a stordirci o almeno a meravigliarci. Tosi fa sempre sul serio, crede sempre ai suoi personaggi e alle sue immagini, crede persino alle sue improvvise crudeltà. V’è in lui un’ingenuità che diventa forza d’urto perché si ostina a volere l’uomo vittorioso, il bene più forte del male, un’ostinazione vecchia com’Ë vecchio l’uomo, nata per fortuna con lui e che lo ha finora in effetti, salvato dal diluvio universale. Tosi vuole salvare anche gli altri dalla fine a costo di essere costretto a dare tutto se stesso. Da questa dedizione deriva la pienezza dei suoi colori senza trasalimenti: il rosso rosso, l’azzurro azzurro, il nero nero, e anche le sue donne sono aperte all’avventura della vita, decise a scolarsi ogni sudditanza ad ogni tabù. Ma questo momento confuso del mondo, questo consumismo che divora l’uomo nel terrore di diventare prigioniero della noia, questa confusione tra affarismo e politica, tra sacro e profano, tra eroismo e vita, questo paese popolato d’insinceri voltagabbana di pavidi ruffiani non possono non dare anche a Tosi il capogiro della paura e la rabbia dell’isolata rivolta. Certi quadri risentono un po’ di questa incertezza e se non ci fosse la solidità dell’artista ci sarebbe da temere una fuga nella moda di certo strano realismo che vorrebbe collocarsi tra quello sovietico (in movimento finalmente in URSS) e quello americano di questi ultimi tempi che non è sforzo dell’avanguardia come qualcuno, anche da noi, lo considera, ma un’irrisione alla pittura. Tosi si salva dal pericolo perché è intrinsecamente artista e la sua malinconia, dalla quale avevamo preso le mosse per questa nota, è così sincera e in certi momenti così silenziosamente straziante e altruista che non può concedere nulla al qualunquismo di sinistra pseudo rivoluzionario che considera l’uomo un robot pronto a scattare verso la morte quando qualche visionario intellettualista lo spinge con parole consunte e gesti scomposti e ridicoli a buttarsi contro il muro dell’impossibile. Tosi ha imparato che la pittura non è mai moda e neppure basta a qualificarla la sentenziosa predicazione di un paludato critico maestro, ma è sempre scoperta, sofferenza o felicità, ricalca di buio e di luce che ognuno deve conquistare così come la rivoluzione è una quotidiana lotta più aspra perché senza armi se non quelle della costanza, nell’intelligenza, dell’unità tal volta persino del compromesso alla luce del sole quando questo significa passi avanti nella liberazione dell’uomo dall’incubo e dallo sfruttamento, quando serve ad aprire una strada all’umano progredire. Con la sua particolare, virile malinconia Tosi porta l’incanto delle sue luci, i suoi incontri tra uomo e donna, le sue ombre cariche di intimi misteri più ancora che di simboli suggestivi, il dono sincero di quel tanto di poesia che solo lui ci può e ci sa dare. DAVIDE LAJOLO
Davide Lajolo

BRUNO TOSI LOTTATORE PER LA VERITA’ NELLA SUA OPERA SI VEDE IL LOTTATORE DELLA NUOVA GENERAZIONE

Oggi l’uomo non ha più il suo ruolo essenziale nella comunità. Si muove nel contemporaneo e prefabbricato caos tra l’agonia, lo sfruttamento, la falsità fino all’annientamento. L’uomo – elemento – è usato per dare tutto di sé ed assaporare il minimo che li viene concesso. Egli accetta questo sfruttamento per ignoranza oppure per necessità di sopravivenza. Altre volte tenta di difendersi. Scende a compromessi o si ribella. Esiste però il momento in cui coloro i quali hanno accettato il compromesso si uniscono a chi rifiuta il prestabilito per l’idea della ricerca o per una completa qualificazione morale e materiale. In questa soffocante società l’intellettuale avverte in maniera più immediata l’oppressione. Lui: il creatore, l’eterno lottatore per la verità. Nell’opera artistica c’è un dialogo continuo che è l’intima necessità di integrare i suoi con i problemi altrui. E’ un dialogo che lo porta ad essere il baluardo della rivoluzione spirituale per l’idea della giustizia. Un lottatore così è Bruno Tosi. Nella sua opera si vede il lottatore nella nuova generazione. La sua tendenza ad evidenziare la malvagità lo porta a ricercare l’idea della verità, nella cui essenza realizza i suoi principi. Il credo di Bruno Tosi si intravede nella sua pittura. Nato in una grande e alienante città come Milano è nutrito dalla vasta cultura lombarda e mediterranea e contemporaneamente, è assalito, bombardato dai numerosi e traumatizzanti problemi di ogni giorno. Egli esplode quindi con un grido di amara denuncia. Con le sue figure sottili e sofferenti, i colori contrastanti, il discorso intenso della ricerca artistica, riesce ad accostare gli elementi negativi della realtà oggettiva e il marchio incisivo nel suo lavoro fissa un segno rovente delle sue problematiche perché rimango fisse in noi in modo indelebile. Tal volta lavorando si distrai e lascia trasparire la sua essenza sentimentale. Questa sua sensibilità è il mezzo espressivo che consente a Bruno di trasmettere il suo lato umano, l’amore e la perseveranza con cui replica al risvolto tragico della vita.
KOSTAS POLYCHRONOPOULOS

LA VITA E L'ARTE – MONOGRAFIA pubblicata in data 8 gennaio 2017

Presentazione del critico Stefano Ciccone Anno 1937: gli aerei tedeschi, schierati al fianco dei nazionalisti di Francisco Franco, bombardano la città di Guernica. Mentre , negli Stati Uniti, Walt Disney presenta “Biancaneve e i sette nani”, il suo primo lungometraggio animato, a Roma si inaugurano gli studi di Cinecittà. In questo variegato turbinio di eventi, l’8 Gennaio 1937, nasce a Milano, da genitori milanese, Bruno Tosi. Il papà Mario, violinista per passione e rinomato tecnico di stampa a caldo in oro e a colori sui dorsi e copertine di libri, e la mamma Alice, amante della poesia e appassionata di pittura, dotata di grandi abilità artistiche espresse nelle sue tempere, paesaggi di infinità dolcezza, contribuiscono alla crescita professionale ed intellettuale di Bruno, fin dagli anni dell’infanzia. Alla fine del conflitto, alla tenera età di otto anni, Tosi è già profondamente segnato dagli orrori della guerra che ha visto e subito in prima persona. Rimasto sempre a Milano, resistette agli incessanti bombardamenti, di giorno e di notte, assistendo inerme alla rovina della sua città e del suo quartiere nativo, ridotti in un cumulo di macerie. Successivamente, durante gli anni della ricostruzione bellica, prima e dopo il servizio militare a Roma presso il Ministero della Difesa Aeronautica, Bruno lavora con il padre Mario nella ditta artigiana di famiglia, dove svolge lavori di stampa, in particolare nell’incisione di impressioni in oro e a colori, con trance a caldo; un lavoro che richiede un gusto attento per la decorazione. Tosi considera il padre più artista che artigiano, ricordando il tempo in cui suonava il violino in un’orchestra da caffè concerto. La madre, impiegata, amante della lettura, teneva un diario della sua vita privata e lavorativa. Alice sognava che se la vita le avesse dato un'altra opportunità avrebbe sicuramente scelto di essere scrittrice. Il fratello della madre, lo zio in arte Carletto, che Tosi ricorda con affetto, era capocomico in una compagnia d’avanspettacolo di successo e Bruno rammenta d’essersi lui stesso esibito a quattro anni, al Puccini di Corso Buenos Aires a Milano, con la canzone “mamma”. La prima vocazione di Bruno Tosi, tra palcoscenico e caffè concerto, fu quella di fare l’attore. Con il passare degli anni, la propensione artistica del giovane Tosi inizia lentamente ad emergere. Egli osserva sua madre dipingere paesaggi e i classici animaletti di Walt Disney: la grazia, la bellezza e la vivacità dei colori toccano profondamente il suo animo. E così verso la fine degli anni cinquanta, desideroso di cimentarsi, incomincia a dipingere i primi quadri. Oltre all’apporto della famiglia nella formazione di Bruno, fu sicuramente determinante lo stimolo intellettuale. Nonostante tutto, Bruno si sentiva insufficiente e autore di una vita piatta, come tutti i ragazzi di quell'epoca. Ai tempi c’era il bar, unica fonte di divertimento e intrattenimento, un luogo noioso pieno di gente che veniva e andava: c’era chi giocava, d'azzardo, chi beveva più del lecito e chi intraprendeva un'attività molto spesso di malavita, chi oziava passando il proprio tempo in una nullità desolante. Bruno, estremamente insoddisfatto di questa vita vuota, viveva spesso il sogno di comunicare il proprio sentimento artistico che era vivo dentro se stesso, e , che rappresentava una forma di ricerca costante. Nel suo profondo, era sempre più forte la necessità di cimentarsi in qualcosa che lo rafforzasse e lo facesse sentire partecipe alla storia della sua epoca. Quindi, dare sfogo alla propria creatività. Tosi apprese che il suo animo, ormai inesorabilmente contagiato dal fascino dell’arte, fosse ormai pronto e maturo per intraprendere la strada dell'arte. Tra il 1957 e il 1959, Tosi è a Roma chiamato in aeronautica. Bruno a avuto tempo libero e spazio, per 18 mesi per accedere alle bellezze della Roma antica, alle sue gallerie d'Arte, e frequentare teatri e sale cinematografiche. Allora furono illuminanti i film di Ingmar Bergman, che toccarono alcune sue corde così intime e profonde, tali da sviluppare esperienze di vita uniche e speciali. Bruno iniziò a sviluppare profonde riflessioni sull’essere. Anche il Teatro giocò un ruolo fondamentale. Le interpretazioni di Vittorio Gassman e di Eduardo De Filippo ed altri, lo toccarono ancor più in profondità, accrescendo sempre di più quella sensazione di incompiutezza dell’essere umano, che sarà un leitmotiv durante il corso di tutta la sua vita. L’insieme di tutte queste esperienze ed emozioni, portarono il giovane Tosi a riflettere ed accostarsi sempre di più all’interpretazione di quella “vita miseranda” che tanto lo colpì, coinvolgendolo a tal punto da allontanarlo sempre di più dall’opulento “giardino dei cigliegi”. Bruno diventa l’artista della gente che soffre, le suo opere sono il viatico per vedere la sofferenza dei meno abbienti. Seguirono anni di profondo studio di storia dell’arte attraverso le conoscenze nel campo dei vari gruppi artistici esistenti a Milano, tra i quali la corrente di Raffaele Degrada e le avanguardie europee. Bruno vive l’arte e tutto ciò che gli stava intorno con la stessa istintiva velocità come una spugna assorbe acqua, cercando di trovare lo stile più consono alla propria interiorità. Dipingere diventa per lui un atto liberatorio, esistenziale; una vera e propria presa di coscienza di se stesso, e del proprio ruolo nella società in cui vive. Tosi, nel suo studio di Milano trascorre il suo tempo studiando e dipingendo al cavalletto, sembra isolato, ma in realtà è molto concentrato a registrare i differenti momenti della vita e gli atti di violenza contemporanei. I suoi quadri compongono un racconto articolato sull’uomo di oggi che si interseca con il costume sociale, la politica, l’amore e la partecipazione alla vita del genere umano. Seguendo i palpiti del cuore e i sussulti della propria mente, gioendo o intristendosi davanti ai fatti che quotidianamente si svolgono in tutto il mondo, Bruno trasforma questi sentimenti in opere d’arte. La sua fama inizia a diffondersi a tal punto che, il proprietario dell’Annuario Comed, Gianni Ingoglia, definisce Bruno Tosi, maestro di ”iperrealismo concettuale”. Nel 1960, Tosi frequentò i “pittori di Via Bagutta”, di cui facevano parte gli artisti dell'Academia di Brera e dei Licei artistici, e dove conobbe il gallerista Renzo Cortina e o scrittore Dino Buzzati con i quali condivise gli anni successivi in una intensa collaborazione di animo e di spirito. Nel decennio tra il 1960 e il 1970, fioriscono molte conoscenze che diventeranno amicizie personali e seguiranno il percorso artistico di Tosi, tra cui il giornalista storico dell'arte del giornale “La Notte” Mario Portalupi, i critici d’arte Raffaele De Grada, Dino Villani, Mario Monteverdi, Davide Layolo, Raffaele Crovi, il poeta Riccardo Bacchelli. Nel 1963 Tosi incontra Armando e Lella Bergamasco, presidente e vice presidente della grande manifestazione del Cuoco d’Oro Internazionale ed è chiamato gestire le scenografie delle varie manifestazioni a premi. In quelle occasioni, ebbe l'opportunità di conoscere esperti di arte e letteratura come la grande Paola Borboni, Ernesto Calindri, Valeria Valeri e Gianluigi Marianini, Valter Chiari, Vittorio Gassman, Enrico Maria Salerno, il famoso sarto Ettore Berardi di Casale Monferrato, oltre a giornalisti, poeti, e registi come De Sica e Comencini. Bruno ritraeva, durante gli incontri, l’ospite più noto della serata. In breve tempo, Tosi diventa un’artista affermato sopratutto per la collaborazione preziosa dell'amico Giuliano Cherici tele reporter RAI, il quale riprendendo i fatti del giorno per “la settimana Incom”, inseriva gli avvenimenti di attualità dove l'artista era stato presente, per poi essere visti nei cinematografi di prima visione in anteprima alla proiezione del film. L'amicizia è continuata per molti anni fino alla sua dipartita. Nel 1963 Tosi si unisce a Anastasia Bontempi, nel 1965 nasce Cristina la primogenita e nello stesso anno muore improvvisamente la madre opera di un vile destino cinico e crudele. L’incontro con Oscar Kokoschka, avvenuto nel 1969, nella sua villa di Villeneuve in Svizzera, nel cantone di Vaud, fu sicuramente quello che maggiormente toccò l’animo dell’artista. Vedere le opere del grande pittore e drammaturgo austriaco, e sentir proferire parole di incoraggiamento e di comprensione nei propri confronti, caricano il Tosi di grande energia che si traduce, al suo ritorno a Milano, in un’intensa produzione artistica. Nel 1973 conosce la poetessa Novella Porzio e fra i due si instaura una amicizia lunga, profonda e duratura, la quale poterà ad una collaborazione molto significativa per l'artista. Nel dicembre 1974, il sindaco di Milano Aldo Aniasi, consegna l’Ambrogino d’Oro all’arte al Maestro Bruno Tosi. Le parole di Aniasi, durante la consegna del premio, rimarranno per sempre incise nella mente dell’artista: “Con questo riconoscimento la civica amministrazione intende ricordare l’operosa attività artistica di un pittore che con il suo talento e impegno, contribuisce al progresso ed al prestigio di Milano.” All’ambito riconoscimento, fa seguito una grande retrospettiva di Tosi nel palazzo dell’Arengario di Milano in piazza Duomo, patrocinata dal Comune di Milano. Inizia il periodo dei grandi viaggi che porteranno Tosi in Iugoslavia, al Palais des Beaux Arts di Malta, in Grecia, a Manaus, in Amazonia, nelle Seychelles,a Parigi, in a Mosca e fino all’Olimpiade di Los Angeles, negli Stati Uniti, nel 1984. Nel 1975, è protagonista di un lungo viaggio attraverso la Spagna, alla ricerca delle opere di Salvator Dalì, che lo porta fino ad Algeciras. La tentazione di andare in Marocco è molto intensa e lo spinge ad imbarcarsi per Tangeri e da lì il Tosi coglie l'occasione di visitare Rabat, Casablanca e Marrakech. Quello che Tosi riporta nel suo diario di viaggio oltre alla bellezza delle città visitate, tra cui il grande ed enorme mercato dei cammelli e di tutte le masserizie provenienti dall'interno del deserto, di Marrakech, è il potente, profondo ed unico e silenzio del deserto. Sulla strada del ritorno lungo la Costa Blanca, la Costa del Sol arriva in Francia ed incontra Pablo Picasso nella sua villa a Notre Dame de Vie a Mougins - Provenza-Alpi-Costa Azzurra- Incontro che risultò di un importanza capitale per la figura, il carattere e lo sguardo del grande artista spagnolo. Seguono negli anni, numerose mostre personali in Italia ed all’estero, tra cui le più importanti si svolgono nel 1974, alla New Form Gallery di Atene, nel 1977 alla Mairie de Beausoleil in Francia dove conobbe Jocelyn e Sophie ed a Basilea alla mostra internazionale d'arte, dove ebbe il piacere di conoscere il giornalista Ruggero Orlando, nel'1984 a Berlino al castello di Charlottenburg e nell'agosto dello stesso anno a Los Angeles invitato del Centro Europeo di iniziative culturali in Roma espone una serie dei suoi disegni, nel 1987 al National Museum of fine art di Malta e nello Spazio Guicciardini della Provincia di Milano, nel 1990. Nel 1979, Armando e Lella Bergamasco organizzarono l’edizione del Cuoco d’Oro su una nave sovietica da crociera, “la Taras Shevchenko”.dove Tosi cura la scenografia delle serate artistiche. Nel 1980, l’amministrazione dell'Ente Cooperativo Edilizia Residenziale ordina a Tosi undici mosaici per l’abbellimento degli undici ingressi facenti parte del complesso abitativo sito a Milano in via Anton Cechov, 20. In questo periodo, Bruno partecipa ad un programma in diretta radiofonica da Legnano chiamato “Wonderful music” con la regia di Manuela Da Ronc, in cui gli ascoltatori potevano porre delle domande agli ospiti, intervenendo in diretta. Bruno, per due anni, fu ospite settimanale fisso con una propria rubrica chiamata “l’angolino di Bruno Tosi” Nel 1982, a Treviso, Bruno Tosi viene insignito del premio Comisso, cioè il riconoscimento delle sue eminenti qualità artistiche e della sua benemerita attività per la diffusione della cultura e dell’arte e per la difesa, la salvaguardia e lo sviluppo della bella città di Chioggia. A Maranello, nel 1984, Bruno ritrae il grande Enzo Ferrari, su invito dei giornalisti dell'Unità. Mentre il 10 aprile dello stesso anno muore il padre Mario. La morte del padre è per Tosi straziante e piena di un'angoscia sottile che lo seguirà per tutta la vita nei tanti ricordi di un tempo passato felice. Nel 1987 Bruno è ospite in televisione, nei programmi di Paolo Mosca, in cui esegue disegni in diretta per l’ospite della serata. Nell’anno successivo, dal Belgio, li viene commissionato un mosaico d'arte sacra per la Regina Paola di Liegi. Negli anni tra il 1991 e il 1993, Bruno ottiene la cattedra di insegnante di arte alla Scuola Media Galileo Galilei di San Donato Milanese. Negli anni novanta si separa da Anna e si entra nel periodo di una profonda solitudine dove nascono opere di grande impegno e stilisticamente più evoluti. Tiene un forte rapporto con la figlia Cristina, la quale segue il lavoro del padre con interesse e comprensione artistica profonda. Nel 1995, produce il mosaico “integrazione razziale” per il Comune di San Zenone al Lambro, inaugurato in presenza del sindaco Romano Ronconi e del rappresentante del Governo, onorevole Luciano Violante. Tra il 1995 e il 2000, insegna educazione artistica della mano a Ponte Caffaro, in provincia di Brescia. Sempre nel 2000, produce il mosaico dello stemma del comune della città di Caponago - MB- per la sala consigliare. Nel 2001, a New York, consegna il mosaico dedicato al Reverendo Moon e Signora, in occasione del World culture and sports festival – Dialogue and Harmony civilizations-. Nello stesso anno, nel corso di un’importante cerimonia, gli viene assegnato il premio “Biennale di Venezia – San Marco”e viene confermato “Caposcuola dell’Iperrealismo concettuale”. Dal 2008 al 2013 collabora con la casa editrice Pizzapress, scrivendo articoli dedicati alla cultura nell’ ”Arte Bianca - Progetto avanzato”, contribuendo in maniera decisiva all’espressione artistica i cui soggetti, dedicati alle nature morte, sono scelti per la rappresentazione di arte bianca. Nel 2009, a Limbiate, gli viene ordinato un mosaico a memoria di Giorgio Albano, benefattore della Scuola Lions Cani Guida per non vedenti. Per la stessa scuola di Limbiate, nel 2010 gli viene commissionato una sculture in bronzo dedicata a Maurizio Galimberti, fondatore della medesima scuola. La carriera artistica di Tosi continua nel tempo. Nell'2012, viene nominato socio onorario e membro della direzione artistica dell'”Associazione Studio B“ di Polpenazze del Garda (BS) fondata da Gianluca Bordiga, promotore del concorso internazionale di pittura e di affreschi esterni. Dall'2015, collabora in numerose manifestazioni artistiche con la Galleria Milanese PassepArtout – Elena Ferrari Art Director -, tra cui la rassegna d'arte antologica “Percorsi – une vita per l'arte” e “Arte nutrimento dell'anima” per Expo Milano 2015. Sempre nell'2015, viene invitato dal Consolato Generale dell'Ecuador in Milano per una sua mostra personale sugli aspetti, gli usi e costumi del popolo ecuadoregno, presentata dal critico d'arte Prof. Giorgio Grasso. Nell'2016 viene richiesta la sua presenza alla mostra d'arte contemporanea “il tempo nel tempo” organizzata dal Comune di Carrara (MS) con la collaborazione di Annalisa Dell'Amico e presentata dalla dottoressa e critica d'arte Mattea Micello. Oggi, a 80 anni, Bruno vive con la francese di Parigi Brigitte Gobert con la quale a trascorso gli ultimi vent'anni. Tosi dice di lei una compagna di vita eccezionale, una collaboratrice senza limiti e un amore grande che ha dato a Tosi la forza e la volontà di arrivare fin qui, che non ancora finita..........
Stefano Ciccone

GIORGIO FALOSSI - Venezia 2012

Tosi Bruno, inizia la sua stagione artistica con i fatidici anni cinquanta/sessanta. E’ il periodo che gli permette di vivere il suo inizio subito ed intensamente. Bello, estroverso e con il fascino dell’artista, cavalca la sua stella che diviene meteora, quando la sua opera pittorica parla il linguaggio dei tempi che vive. Il gran rifiuto per il vecchio figurativo, la ricerca di una nuova espressione al passo della vita, conforme alla rivoluzione sociale desiderata, voluta e sostenuta. Gli inizi degli anni settanta lo vedono già protagonista in arte. Nascono la sue figure cariche di decisioni umorali; le ritroviamo e le leggiamo nei volti scavati, nell’intensità degli sguardi, nella precarietà della linea, nell’insieme della febbricitante figura umana. L’artista predilige il bianco ed il nero, ma esalta il colore in rossi violenti, in gialli squillanti, in bianchi glaciali. E’ la tematica degli adolescenti scossi dalla sensazione che molto non è più raggiungibile e che qualcosa è per sempre perduto. La sua pittura ora esce dalla nuova figurazione ed entra nell’iperrealismo cui va aggiunto il termine di concettuale, distintivo preciso di una pittura tutta tosiana. Un precursore infatti, Bruno Tosi, un artista che ha saputo vedere molto prima la sviluppo di questa nuova concezione dell’arte. Ne è a conferma una mostra tenuta alla Rotonda di via Besana di Milano negli anni settanta organizzata dal Comune e dal titolo: iperrealisti americani e realisti europei. Erano presentate come innovative opere che il gruppo di Bruno Tosi aveva già creato dieci anni prima. La pittura lo coinvolge nel segno forte e nel gesto incisivo. Il tempo e la gloria lo confermano caposcuola con i suoi lavori che aprono alla stagione del mosaico. Un amore che dura ancora tutt’oggi con i molti lavori svolti negli anni su commissione per i vari Comuni, Regioni, e privati. Il mosaico, inteso come pittura, fatta con tesserine suggestive e colorate dalla natura in cave marmoree in tutto il mondo, che aprono ad una grandiosità di forme, ad una potenza materica, che sottolinea la scelta del tema, ed amplia la maestosità della figura. Perché di questo si tratta. Opere musive di carattere sociale, che uniscono i motivi estetici ai valori di partecipazione e di celebrazione della civiltà umana. Per Bruno Tosi non è tanto conoscere i fatti del quotidiano, quanto prendervi parte, palpitando insieme agli altri attori sulla scena del mondo intero. E’ questo, che potremmo pensare protagonismo, è invece necessità di trasmettere il proprio entusiasmo e la fermezza delle proprie idee sino alla spinta della creazione artistica. Fermezza delle proprie idee: iperrealismo concettuale. Una realtà fedele di una vita cadenzata sino a divenire meccanica, una fotografia inquietante di azione ripetitive che segnano il tempo in rifacimenti che portano all’annullamento della personalità. L’arte di Bruno Tosi vi aggiunge una nota di idealità; il motivo va oltre la figura che dal quadro già suggerisce un presente esaltato sino all’estremo della sua conseguenza nel bene o nel male. Nel 2003 nel corso di un’importante cerimonia li è stato assegnato il Premio Biennale di Venezia – San Marco., con la seguente motivazione: Caposcuola dell’Iperrealismo concettuale, aggiunge a questo nuovo modo di fare arte una sua interpretazione di carattere sociale ed umanitario. Per Bruno Tosi non vi è migliore simbolo dei più alti valori della sua vita che l’accostamento in questo significativo mosaico degli Bronzi di Riace e della bandiera degli Stati Uniti, paese che ha ospitato i giochi olimpici nel 1984. Cristallizzato in centinaia e centinaia di tessere di smalti veneziani è il tema della vittoria dell’uomo, del suo insopportabile desiderio di vincere, di fare tentativi sempre più arditi e di riuscire. I bronzi restituitici solo recentemente da un casuale avvistamento sottomarino sono il tributo dei Greci a tutto quanto è il meglio dell’uomo: questi due guerrieri dovevano essere messi a guardia e simbolo di benvenuto sotto le mura di una città fiera, vittoriosa, coraggiosa. Nel fiore dell’età , non conoscono né paura né servilismo, rappresentano il meglio tra di noi. Il tema della forza fisica a permeato la società greca e le gara olimpiche originali ebbero inizio proprio quando queste statue di bronzo furono create. Il loro autore greco non rappresento questi soggetti come dei mitici oltre la comprensione umana: al contrario li volle uomini; ne posiamo immaginare la loro età, il loro carattere, la differenza tra l’atteggiamento arrogante del più giovane e la sapienza espressiva del guerriero più anziano che ha raggiunto quella sicurezza che solamente glia anni e il superamento degli ostacoli possono dare a un uomo. Questi uomini che appaiono perfetti alla nostra vista, sono persone raggiungibili e verosimili. Camminano tra di noi, combattono, ma anche amano, si sentono stanchi, sognano, ma non si arrendono mai. Gli giochi olimpici furono creati come manifestazione della conquista di sé da parte dell’uomo ma non nella guerra, nella povertà e nell’intolleranza. Tosi ha sentito istintivamente l’unione tra questi temi e nel suo lavoro ha espresso in modo abile e creativo la gioia e la speranza che nutre per il nostro futuro disegnando un monumento poetico che non solo durerà più a lungo dei giochi stessi, ma che andrà aventi sino a vedere quanto è appena nato ma diventerà il meglio possiamo offrire a questo dono della vita che noi godiamo. GIORGIO FALOSSI
Giorgio Falossi

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