Sireci Claudio

Pittore, Pittore autodidatta

Sireci Claudio

CLAUDIO SIRECI è nato a Viterbo nel 1962 –
Pittore autodidatta alla scuola del maestro Enzo Maria Mattioli – Frequenta il suo studio “Il Paradosso” –
Vive e lavora a VITERBO – ITALY – “BOTTEGA” In Via S. Egidio, 18.
Da anni è presente sulla scena artistica nazionale ed internazionale, partecipando assiduamente a mostre e concorsi d’arte, ottenendo premi e riconoscimenti, ed ha allestito diverse personali.
Nel 2012 ha esposto alla mostra “LES RENCONTRES” a Venezia PALAZZO ZENOBIO Collegio Armeno con il patrocinio della Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia, dell’Istituto Europeo per le Politiche culturali ed ambientali;
Nel 2013 è stato chiamato ad esporre alla Triennale di Parigi.
Nel 2014 ha esposto alla Biennale Città di Spa (BE).
Nel 2015 ha esposto alcune opere alla “Rag Factory Gallery” di Londra (GB), nel quartiere delle gallerie di Brick Lane.
Nel 2016 ha esposto alcune opere presso la galleria “made in.. ART GALLERY” di Venezia.
Due delle sue opere sono entrate a far parte della collezione del SIENA ART INSTITUTE fondata da PAUL GETTY III,
Una sua opera è entrata a far parte della collezione del Comune di Gubbio (PG),
Una sua opera è entrata a far parte della collezione dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone avendo aderito al progetto Area Vasta Smart-Campagna di sensibilizzazione contro discriminazioni.
Altre opere fanno parte di collezioni private.
Quotazioni a cura dell’Albo Ufficiale Pittori e Poeti Italiani di Milano.


Artist statement

La conoscenza del mondo è da guadagnare da soli attraverso le sensazioni.
La classica pittura figurativa offre soltanto un punto di vista, una sobria sensazione del mondo, limitatamente alla percezione di un essere umano che vede immobile ciò che è davanti a lui da un singolo punto di vista nello spazio congelato in un istante di tempo (il tempo assoluto, nel senso newtoniano e separato dalle dimensioni spaziali).
Ma l’essere umano è mobile e dinamico, occupando spazio e tempo.
L’osservatore vede il mondo da una moltitudine di angoli, da diversi punti di vista, formando un continuo di sensazioni in costante evoluzione, cioè, eventi e fenomeni naturali sono osservati in un cambiamento costante. Proprio come le formulazioni della geometria euclidea, la prospettiva classica è solo una convenzione, che rende i fenomeni della natura più palpabili, suscettibili di pensiero e comprensibili.
Partendo da questi concetti vedo il mondo come un’astrazione: in questo senso, ritengo la pittura classica, con la sua prospettiva immobile e la geometria euclidea, proprio un’astrazione e non già una riproduzione accurata del mondo reale.
Ciò rende la mia opera progressista e moderna, con una nuova armatura geometrica, con la quale si libera dall’immobilità tridimensionale del concetto euclideo raffigurando una trasposizione dinamica delle quattro dimensioni in cui viviamo, una diversa rappresentazione della realtà, delle esperienze della vita, qualcosa che può essere colta profondamente attraverso i sensi (non attraverso l’occhio) ed espressa su una tela.
Un elemento la cui presenza-assenza non sembra marginale all’economia delle composizioni, è la luce. La corposità della materia colorista decantata a stesura di leggerezza che costituisce il fondo, il colore, il collage, lasciano poco spazio alla luce, che però non è assente, la ricerca di quel processo di conoscenza che attraverso il distacco dal reale, l’espressione dell’astratto diffusa con altre forme, mentre il mondo e l’uomo sono le fonti dell’ispirazione, col tema che a volte sembra “spezzarsi” in tanti frammenti di geometrie, ma che di fatto si riduce all’unità, attraverso l’armonia dell’insieme, con gli occhi del sognatore.
Le mie opere spesso assumono forme che da tese e lisce si spezzano, avvicinandosi all’astratto con volumi tagliati, angoli acuti e drammaticamente tronchi, simboli di un mondo che è destinato a svanire. Non è l’arte ad essere espressionista è il mondo stesso che è diventato espressionista.
Ho avuto sempre un dialogo con i testimoni del passato in quanto potenziale inesauribile di eterne espressioni umane. Non ho mai cercato il passato che crea la norma, bensì lo specchio del mio destino. Le mie figure provengono da un mondo fuori del tempo e arrivano da lontane regioni della cultura e della fantasia creativa per essere trasposte nella vita odierna.
Partendo da queste analisi richiamando il “conosciuto”, lo stile neocubista/futurista, voglio proporre la nuova sperimentazione mostrando proprio sotto una luce nuova il “conosciuto”.
La realtà quindi viene sintetizzata nell’immagine. Gli oggetti, i personaggi non sono più copia facile e prestabilita del reale, ma vengono concretizzati nell’immagine pittorica per cui di essi c’è solo il concetto formale.
Per mezzo della ricerca di quel processo di conoscenza che attraverso il distacco dal reale producono l’espressione dell’astratto diffusa con altre forme, le mie opere non riducono il mio pensiero in mera riconoscibilità.

Le opere

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